Il tema degli stadi in Italia torna al centro dell’attenzione con due novità importanti: il progetto di nuovo impianto a Bologna attraverso la collaborazione tra Bologna FC e BolognaFiere, e la raccolta delle candidature per gli EURO 2032, che ha visto 13 città italiane presentare la propria documentazione entro il 31 luglio.
Bologna: la svolta dopo lo stop al Dall’Ara
Dopo lo stop definitivo al restyling del Dall’Ara, la situazione stadi a Bologna sembra sbloccarsi. BolognaFiere e Bologna FC hanno presentato al sindaco Matteo Lepore una lettera di intenti finalizzata alla realizzazione di un nuovo impianto sportivo polivalente sui terreni di proprietà della Fiera, un’area strategica situata tra la linea ferroviaria e l’autostrada.
L’iniziativa nasce dalla volontà delle due realtà di mettere a disposizione competenze, risorse e capacità progettuali per dotare Bologna di una nuova infrastruttura moderna, accessibile e integrata nel sistema urbano. L’area individuata presenta caratteristiche strategiche per la collocazione, la prossimità alle principali infrastrutture di mobilità e l’inserimento in un quadrante della città interessato da importanti processi di trasformazione.
Un modello polivalente: calcio ed eventi
Come sottolineato dall’amministratore delegato del Bologna Claudio Fenucci, il nuovo impianto sarà polifunzionale: capace di ospitare non solo le partite del Bologna FC, ma anche concerti ed eventi, rendendo la città un polo di attrazione per attività espositive e d’intrattenimento.
Gianpiero Calzolari, presidente di BolognaFiere, ha enfatizzato l’esperienza della Fiera nella realizzazione e gestione di grandi infrastrutture destinate ad accogliere pubblico ed eventi. La collaborazione nasce da una visione condivisa: contribuire alla crescita della città attraverso un investimento capace di coniugare sport, spettacoli, attività fieristico-congressuali, sviluppo urbano e sostenibilità.
L’operazione sarà aperta anche ad altri investitori che condivideranno la visione per lo sviluppo della città. Un elemento, questo, che potrebbe attrarre capitali internazionali interessati al mercato italiano degli stadi, finalmente in fase di apertura dopo anni di immobilismo.
EURO 2032: le 13 città candidate
Intanto, la FIGC ha acquisito la documentazione da parte delle sedi interessate a ospitare le partite degli EURO 2032, che saranno organizzati congiuntamente da Italia e Turchia. Ben 13 città con 16 stadi hanno presentato la propria candidatura:
- Bari
- Bologna
- Cagliari
- Firenze
- Genova
- Lecce
- Milano
- Napoli
- Palermo
- Roma
- Salerno
- Torino
- Verona
La FIGC esaminerà ora i dossier per verificare il rispetto degli standard infrastrutturali, autorizzativi, finanziari e organizzativi richiesti dalla UEFA. Entro il 1° ottobre, la FIGC dovrà sottoporre alla UEFA l’elenco definitivo delle sedi candidate.
Il valore economico di un stadio moderno
I nuovi stadi non sono solo opere civili: sono macchine generatrici di ricavi. Per capire l’impatto economico, basta guardare il caso della Juventus con l’Allianz Stadium, che ha trasformato i ricavi da matchday dei bianconeri portandoli a livelli competitivi con i top club europei.
Un stadio moderno di proprietà garantisce:
- Ricavi da matchday più alti (biglietteria, hospitality, premium experience)
- Ricavi da eventi non calcistici (concerti, spettacoli, fiere)
- Ricavi da naming rights (i diritti di denominazione dell’impianto)
- Ricavi commerciali (merchandising, food & beverage, parcheggio)
- Plusvalenza immobiliare sull’area dello stadio
L’italian anomaly: perché siamo indietro
L’Italia è il Paese con la percentuale più bassa di stadi di proprietà tra le grandi nazioni calcistiche europee. In Premier League, la stragrande maggioranza dei club possiede il proprio impianto. In Bundesliga, il modello “50+1” prevede che i club controllino la maggioranza delle società di gestione dello stadio. In Spagna, i grandi club hanno stadi di proprietà storici (Camp Nou, Bernabéu) che stanno venendo ristrutturati con investimenti miliardari.
In Italia, solo la Juventus (Allianz Stadium), l’Atalanta (Gewiss Stadium) e il Sudtirol posseggono impianti di proprietà moderni. Tutti gli altri club giocano in stadi comunali, spesso vecchi e sottoutilizzati, con costi di gestione a carico dei comuni e ricavi limitati per i club.
Il progetto stadio “Stadi che rigenerano”
Calcio e Finanza ha avviato un’indagine approfondita sul tema, intitolata “Stadi che rigenerano”, che sta analizzando il valore dei territori e il potenziale di rigenerazione urbana legato ai nuovi impianti. Dalle analisi finora pubblicate, emerge che il Sud Italia presenta le sfide maggiori ma anche il maggior potenziale di sviluppo, mentre al Centro Italia la rigenerazione cerca un equilibrio tra memoria e futuro.
Al Nord, dove il movimento stadi è più maturo, le storie di rigenerazione sono più avanzate: dalla Juventus a Torino all’Atalanta a Bergamo, fino al nuovo progetto di Bologna.
Prospettive: il 2032 come scadenza forzata
Gli EURO 2032 rappresentano un’occasione storica per modernizzare il parco stadi italiano. La UEFA richiede standard elevati in termini di capienza, servizi, accessibilità e sicurezza. I comuni e i club che intendono candidarsi a ospitare le partite del torneo dovranno investire nella messa a norma o nella costruzione di nuovi impianti.
Il rischio è quello di perdere l’occasione, come già accaduto in passato. Ma il segnale inviato dalle 13 città candidate è incoraggiante: per la prima volta, c’è un movimento diffuso verso la modernizzazione degli stadi. Se il progetto di Bologna andrà in porto, potrebbe rappresentare un modello replicabile per altre città italiane.
Il calcio italiano ha bisogno di stadi moderni non per vanity, ma per sopravvivenza economica. Senza ricavi da matchday competitivi, i club italiani continueranno a perdere terreno rispetto ai rivali europei. Gli EURO 2032 potrebbero essere l’ultima spiaggia per un vero salto di qualità infrastrutturale.