La FIFA ha ufficialmente ritirato il piano per cedere una quota delle proprie competizioni, inclusa la Coppa del Mondo, a investitori privati attraverso il progetto FFE (FIFA Football Experience). Una notizia che ha scatenato la reazione della UEFA, che in una nota ufficiale ha parlato di “vittoria per tutto il mondo del calcio”. Ma cosa significa davvero tutto questo per i club italiani e per l’equilibrio finanziario della Serie A?
Il contesto: cos’era il piano FFE
Il progetto FFE prevedeva la cessione di una quota delle competizioni FIFA a fondi di investimento privati. Si parlava di cifre nell’ordine di miliardi di euro, con il Sunday Times che aveva stimato una valutazione complessiva del pacchetto intorno ai 25 miliardi di dollari. L’operazione avrebbe portato liquidità immediata nelle casse della FIFA, ma avrebbe anche significato cedere il controllo di una parte del patrimonio calcistico mondiale a soggetti privati.
La UEFA, attraverso le proprie federazioni nazionali, aveva respinto la proposta all’unanimità. Un fronte compatto che ha costretto la FIFA al passo indietro.
Perché conta per la Serie A
Il ritiro del piano FFE ha conseguenze dirette e indirette sui club italiani. Ecco i tre motivi principali:
1. I premi del Mondiale per Club restano sotto controllo FIFA
Nella stagione 2024/25, i premi del Mondiale per Club hanno rappresentato una voce di ricavo straordinaria per Inter, Juventus e altre big europee. Se il piano FFE fosse andato in porto, gli investitori privati avrebbero preteso un ritorno sull’investimento, il che avrebbe potuto significare una ridistribuzione dei premi a favore degli azionisti e a scapito dei club partecipanti.
2. La governance del calcio resta in mano alle federazioni
Con il ritiro del piano, la governance delle competizioni resta nelle mani delle federazioni e delle confederazioni. Questo significa che la distribuzione dei ricavi continuerà a seguire i criteri sportivi e non quelli puramente finanziari. Per i club italiani, che dipendono fortemente dai premi UEFA e FIFA, questo è un elemento di stabilità.
3. I risparmi della FIFA potrebbero finanziare il calcio base
La UEFA ha annunciato di voler spingere per utilizzare parte delle riserve FIFA, che ammontano a oltre 5 miliardi di dollari, attraverso il programma FIFA Forward, per investire nel calcio di base nei 211 paesi membri. Se questa iniziativa dovesse concretizzarsi, anche le federazioni europee, inclusa la FIGC, potrebbero beneficiarne.
I club italiani e il quadro FFP
Sul fronte UEFA, intanto, il quadro del Financial Fair Play continua a condizionare le strategie dei club italiani. I settlement agreements (accordi di composizione) stipulati con la UEFA riguardano diverse società di Serie A, con obblighi specifici in termini di:
- Limiti al costo della rosa (regola del 70% sui ricavi)
- Piani di rientro dal debito
- Obblighi di trasparenza finanziaria
Per la stagione 2026/27, i club italiani sotto osservazione UEFA dovranno dimostrare il rispetto dei parametri concordati. Chi non rispetta i limiti rischia sanzioni che vanno dalle ammende fino alle esclusioni dalle competizioni europee.
Il confronto con il modello Premier League
Mentre la Serie A fa i conti con un quadro FFP rigoroso, la Premier League inglese gode di ricavi televisivi nettamente superiori (oltre 6 miliardi di euro a stagione contro i circa 4,5 miliardi della Serie A). Questo divario permette ai club inglesi di assorbire più facilmente i vincoli del cost control.
Per i club italiani, l’unica strategia per ridurre il gap è aumentare i ricavi commerciali e da stadio, visto che i diritti TV sono vincolati a contratti pluriennali e i premi UEFA dipendono dalle prestazioni sportive.
Cosa aspettarsi nei prossimi mesi
La guerra fredda tra UEFA e FIFA è tutt’altro che conclusa. La UEFA ha annunciato di voler identificare i responsabili del piano FFE e di avviare una revisione “approfondita e radicale” della governance FIFA. Un processo che potrebbe avere ripercussioni sulle prossime edizioni del Mondiale per Club e sulla distribuzione dei premi.
Per i club italiani, intanto, la priorità resta il rispetto dei parametri FFP e la ricerca della sostenibilità economica. Il ritiro del piano FFE elimina una fonte di incertezza, ma non risolve i problemi strutturali: ricavi da stadio insufficienti, gap competitivo con le altre grandi leghe europee e dipendenza eccessiva dal player trading per bilanciare i conti.
La stabilità istituzionale è importante, ma da sola non basta. Senza nuovi stadi, senza una crescita dei ricavi commerciali e senza una distribuzione più equa dei diritti televisivi, la Serie A continuerà a faticare nel competere finanziariamente con Premier League e LaLiga.